Officina di Storie: SportsCulture / Il territorio e lo sport

L'Olimpiade

Cos’è dunque lo Sport? Un’epifania di molte istanze e pulsioni: incontro, confronto, slancio, capacità, competizione, agonismo, performance, gioco, festa, spettacolo. Esso connota gli uomini, ma anche i territori. La geografia degli sport è infatti connessa alle specificità dell’ambiente, che riflette, mettendone in luce le caratteristiche, i valori, le bellezze, la cultura e la capacità dell’uomo di costruire i propri paesaggi. I grandi eventi sportivi, da sempre, celebrano la vitalità e la forza fisica e psichica degli atleti. E la più importante manifestazione sportiva globale, è di certo l’Olimpiade. Qui ogni atleta rappresenta sé stesso, il proprio territorio, con le sue specificità e la sua cultura, e la propria Nazione. La competizione è aperta, solidale: così dovrebbe essere il mondo. [Invito a ricordare. Lo sport nasce (viene statuito, diciamo) nella Grecia dell’VIII secolo a.C. (776), e, guardaunpò, è coevo della filosofia. La 'cultura agonale' fa parte dell’educazione, della formazione dei giovani, al pari della musica (mentale e motorio; cura e armonizzazione dell’anima e del corpo). E consente ai greci di declinare, anche qui, due concetti fondamentali, che stanno alla base di ogni pensiero civile e democrazia: quelli di libertà e di uguaglianza, nientemeno. Oggi, nella generale superficialità che connota l’approccio dell’uomo al mondo, le genealogie, i riferimenti fondativi, spesso si perdono, come i legami con il senso. E così, spesso, lo sport diventa un mero trastullo (la partita), perde i suoi contenuti valoriali, si slega da essi: non ne rimane che un povero spettacolo, che serve ad alimentare un mercato (Massa e Potere). Invece, la cultura è sapere, ricordare, tenere le radici, esserci, connettere (altrimenti, per far solo un esempio, il Veneto potrebbe sembrare nato all’epoca recente dei trattori e del prosecco (qualcuno lo crede). Mentre invece, lo ricordiamo, lo assicuriamo, 'nacque prima'. Qualche secolo prima. Grazie ad una cultura al tempo spesso alta e terrena, come quella greca (pensiamo a Palladio), che sapeva costruire perché era fondata su valori. I valori vanno appresi (studia), e mantenuti. Amen]. Nel 2026, l’Olimpiade invernale si svolgerà in Italia, tra Milano e Cortina. Ragionando in termini strategici e d’investimento, l’Olimpiade è una straordinaria occasione, per il Paese che la ospita, di mostrare a tutti le proprie risorse e bellezze, i propri valori e patrimoni ambientali, paesaggistici, culturali, e di creare lavoro e sviluppo. Ed è così in effetti, o almeno lo è in teoria. C’è infatti chi la considera invece una iattura, un costo insostenibile, una macchina cinica che macina i territori invece di rispettarli e coltivarli. Diciamo allora che, al di là del valore delle pratiche sportive e del giuoco in sé, e quindi dell’impegno degli atleti – elementi questi universalmente condivisi e incontestabili – l’Olimpiade, come grande evento sportivo, è un’opportunità che l’uomo ha per dimostrare la capacità di ben gestire i propri territori, sfruttandolo per portare ad essi (e non solo ad alcuni) un effettivo benessere e sviluppo. Ecco qual è dunque la vera, grande sfida. Sarà capace l’evento di 'servire il territorio', o invece, viceversa, sarà il territorio a divenire uno strumento a servizio della manifestazione? Quale lo scopo, quale lo strumento? Quale il pensiero reale?? Se ne discute da sempre, spesso in modo poco costruttivo (tesi contrapposte, certezze inespugnabili, poco dialogo). Bene, dato che Dolomiti Contemporanee si occupa di 'rigenerazione del patrimonio', ovvero di valorizzazione responsabile di alcuni potenziali disponibili e inutilizzati (grandi siti o infrastrutture abbandonati o sottoutilizzati), proponiamo la nostra chiave di lettura, rispetto a questo tema. In termini molto semplici, il ragionamento è questo: vogliamo davvero parlare di un evento sostenibile, mondiale ma alla scala dei territori e del paesaggio? Utilizziamo a ragione, o invece un poco alla leggera e perché tocca farlo, concetti come sostenibilità, riduzione del consumo di suolo, basso impatto, e così via? Tutte espressioni piuttosto di moda (insieme a resilienza): concretamente applicate nella politica di gestione e nel progetto del grande evento, oppure no? Ecco un esempio elementare di attenzione responsabile: prima di metterci a costruire nuove strutture, abbiamo indagato approfonditamente e soppesato accuratamente quelle già disponibili, magari ferme da anni ma ancora intatte, che potrebbero venir convertite e riusate nell’occasione? Noi proponiamo questa riflessione da anni, coinvolgendo in essa architetti, paesaggisti, artisti, pensatori, Istituti di ricerca e Centri Studi, Università, amministratori, aziende (vedi le immagini). La sapranno ascoltare i politici, mentre lavorano al servizio del territorio, o invece la ignoreranno? Il grande evento sportivo, saprà essere Cultura, se sarà realmente 'costruttivo'. Ovvero se si sapranno proteggere, e al tempo sviluppare, i territori che lo ospiteranno, cogliendo l’occasione per fare bene, con tutta l’attenzione e la sensibilità necessarie a gestire la complessità di questa impresa complessa, e generando trend positivi prima e dopo la manifestazione in sé (che dura due settimane in tutto, ed è uno spettacolo). E allora torniamo a dirlo: trend non è tornello. L’unico trend che conta è organico e progressivo, e si chiama, ancora, Cultura (contiene tutto il resto, come una teca-idea; ogni attributo, ogni azione e pratica). Cultura è Visione, Visione è Sapere prima di Fare). Con buona pace di chi ignora la Repubblica di Platone.

Qui di seguito mettiamo due link nei quali abbiamo approfondito la presente riflessione, riflettendo in particolare su due siti eccezionali, al ripensamento e riuso dei quali, insieme a molti altri uomini attenti ed Istituzioni, lavoriamo da anni. L’ex Villaggio Eni di Corte, a Borca di Cadore. Il Trampolino Italia di Zuel, vicino a Cortina, simbolo delle Olimpiadi del 1956, e 'tedoforo naturale' di quelle del 2026. E mettiamo anche un terzo link: un video eccezionale dell’Istituto Luce Cinecittà sulle Olimpiadi invernali d’Ampezzo ’56.

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